Non solo Tracce di inclusività

 Non solo Tracce di inclusività

Accessibilità e pari opportunità: il confronto tra professionisti per città più inclusive

Partendo dalla lettera di un ragazzo con disabilità – un appello a immaginare un Paese senza gradini né “divieti invisibili” – si è sviluppato il focus “Non solo tracce di inclusività – Percorsi accessibili”, promosso dalla Fondazione e dall’Ordine degli Architetti nell’ambito delle attività dedicate alle pari opportunità.

L’incontro ha rappresentato un momento di confronto tra diverse professionalità – architetti, ingegneri, geometri e avvocati – per riflettere su quanto è stato fatto negli ultimi anni in tema di accessibilità e su quanto resti ancora da realizzare per rendere le città realmente fruibili da tutti.

Ad aprire i lavori è stata la presidente della Fondazione e referente dell’Osservatorio Pari Opportunità dell’Ordine, Melania Guarrera, che ha sottolineato come accessibilità e pari opportunità siano temi strettamente connessi: senza spazi e servizi accessibili, infatti, non tutte le persone possono partecipare pienamente alla vita sociale e professionale. Dal 2021 l’Ordine degli Architetti è impegnato su questi temi anche attraverso un comitato interordinistico che coinvolge altri ordini professionali.

Durante il dibattito è emerso come le città italiane, e in particolare quelle del Sud, presentino ancora numerose criticità dal punto di vista dell’accessibilità. Per questo il ruolo dei progettisti diventa centrale nei processi di progettazione, riqualificazione e rigenerazione urbana.

Gli interventi hanno affrontato il tema delle barriere non solo dal punto di vista fisico ma anche culturale e normativo, evidenziando come l’accessibilità riguardi una platea molto più ampia rispetto alle sole persone con disabilità motorie: anziani, persone con difficoltà temporanee o ridotta mobilità incontrano quotidianamente ostacoli negli spazi urbani.

Tra le soluzioni illustrate anche esempi concreti di progettazione inclusiva, come il “gradino agevolato”, una rampa modulare sperimentata a Venezia per superare piccoli dislivelli dove non è possibile realizzare rampe tradizionali.

Il confronto si è concluso con una riflessione sull’architettura contemporanea e sulla necessità di superare l’idea di spazi “speciali” per disabili, puntando invece su progetti che integrino accessibilità, funzionalità ed estetica. Case, bagni e cucine possono e devono essere progettati come luoghi belli, proporzionati e pensati per tutte le persone, dove l’attenzione ai dettagli diventa elemento fondamentale per una reale inclusione.

L’iniziativa ha ribadito il ruolo centrale dei professionisti nella costruzione di città più eque, accoglienti e accessibili, in cui il diritto allo spazio pubblico sia garantito senza esclusioni.

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